Tokyo Gang vs. Hong Kong Gang (Tokyo Gyangu Tai Honkon Gyangu) - 1964
Regia: Teruo Ishii
Sceneggiatura: Teruo Ishii, Akira Murao
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Hayashi Shichiro
Musiche: Yagi Masao
---
Data di rilascio: 1° gennaio 1964
Finalmente si torna a parlare di Teruo, qui all'opera in una delle prime pellicole filmate all'estero dalla casa nipponica. Fresco dalla gavetta nella ormai defunta Shintoho, entra nella Toei nel 1961, appena dopo avere girato l'ultimo film della quadrilogia denominata "Linea": si portò con sé un allora misconosciuto Ken Takakura nel yakuza eiga di "Flower, Storm and Gang", girato nello stesso anno. Il film in questione diede il lancio ad una longeva serie che sarebbe terminata nel 1967. Il co-protagonista Koji Tsuruta è anche lui al massimo della forma, in quanto l'anno precedente ebbe il pregio di lanciare il filone dei "ninkyo eiga" tramite il dramma jidaigeki di "Life of Hishakaku": stesso discorso per Tanba, ma a livello internazionale per il film di guerra franco-americano di "Ponte Verso il Sole" (1961).
Shuji Kitahara (Ken Takakura) approda a Hong Kong per smerciare droga: viene subito intercettato da Ryu (Kenjiro Ishiyama) per fare affari, per poi rinunciare a causa dei prezzi gonfiati. Si rivolge così a Chan (Ryohei Uchida), un subordinato del potente Mao (Tetsuro Tanba), ma nel giorno della transazione viene tolto di mezzo da Ryu, dopo avere consegnato un pacco alla star dell'opera pechinese Li Shu-Hwa (Yoshiko Mita). Immediatamente la Ooka Kogyo di Tokyo manda il suo dirigente Fujishima (Koji Tsuruta) a Hong Kong per farsi consegnare la droga da Li, ma viene rapita dalla banda di Ryu. Si viene così a scoprire che Mao era un compagno d'armi di Fujishima, un agente dei servizi segreti: entrambi tornano in Giappone e tramano la distruzione di entrambe le bande...
Un caso perfetto in cui Hong Kong diviene la co-protagonista di un film, soprattutto la sua parte degradata ed ancora ben lontana dall'essere uno degli attuali centri finanziari globali: come un documentario, incamera l'essenza di una città popolata da persone che la vivono e la amano. Ken esemplare nell'essere a suo agio con stile e nel morire con stile, senza provare un milligrammo di paura; Koji si ritrova nella stessa barca, ma come un umanoide incapace di vivere senza il suo siero palliativo, dove al di fuori dalla nebbia narcotica riesce a provare emozioni pure come un vero umano... Tanba freddo, ma cinico calcolatore. Fotografia dai colori sbiaditi e ricca di elementi architettonici/panoramici interni ed esterni a Hong Kong, ma esplode nei colori al ritorno in Giappone, dove anche nelle tenebre si mostrano. Montaggio nella media, colonna sonora jazz e perfetta per l'atmosfera funesta in cui tutti andranno incontro. L'attesa per l'azione viene ripagata immensamente nel secondo tempo del film, ma ahimè i dialoghi in cantonese fanno davvero male ai timpani...
Sceneggiatura: Teruo Ishii, Akira Murao
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Hayashi Shichiro
Musiche: Yagi Masao
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Data di rilascio: 1° gennaio 1964
Finalmente si torna a parlare di Teruo, qui all'opera in una delle prime pellicole filmate all'estero dalla casa nipponica. Fresco dalla gavetta nella ormai defunta Shintoho, entra nella Toei nel 1961, appena dopo avere girato l'ultimo film della quadrilogia denominata "Linea": si portò con sé un allora misconosciuto Ken Takakura nel yakuza eiga di "Flower, Storm and Gang", girato nello stesso anno. Il film in questione diede il lancio ad una longeva serie che sarebbe terminata nel 1967. Il co-protagonista Koji Tsuruta è anche lui al massimo della forma, in quanto l'anno precedente ebbe il pregio di lanciare il filone dei "ninkyo eiga" tramite il dramma jidaigeki di "Life of Hishakaku": stesso discorso per Tanba, ma a livello internazionale per il film di guerra franco-americano di "Ponte Verso il Sole" (1961).
Shuji Kitahara (Ken Takakura) approda a Hong Kong per smerciare droga: viene subito intercettato da Ryu (Kenjiro Ishiyama) per fare affari, per poi rinunciare a causa dei prezzi gonfiati. Si rivolge così a Chan (Ryohei Uchida), un subordinato del potente Mao (Tetsuro Tanba), ma nel giorno della transazione viene tolto di mezzo da Ryu, dopo avere consegnato un pacco alla star dell'opera pechinese Li Shu-Hwa (Yoshiko Mita). Immediatamente la Ooka Kogyo di Tokyo manda il suo dirigente Fujishima (Koji Tsuruta) a Hong Kong per farsi consegnare la droga da Li, ma viene rapita dalla banda di Ryu. Si viene così a scoprire che Mao era un compagno d'armi di Fujishima, un agente dei servizi segreti: entrambi tornano in Giappone e tramano la distruzione di entrambe le bande...
Un caso perfetto in cui Hong Kong diviene la co-protagonista di un film, soprattutto la sua parte degradata ed ancora ben lontana dall'essere uno degli attuali centri finanziari globali: come un documentario, incamera l'essenza di una città popolata da persone che la vivono e la amano. Ken esemplare nell'essere a suo agio con stile e nel morire con stile, senza provare un milligrammo di paura; Koji si ritrova nella stessa barca, ma come un umanoide incapace di vivere senza il suo siero palliativo, dove al di fuori dalla nebbia narcotica riesce a provare emozioni pure come un vero umano... Tanba freddo, ma cinico calcolatore. Fotografia dai colori sbiaditi e ricca di elementi architettonici/panoramici interni ed esterni a Hong Kong, ma esplode nei colori al ritorno in Giappone, dove anche nelle tenebre si mostrano. Montaggio nella media, colonna sonora jazz e perfetta per l'atmosfera funesta in cui tutti andranno incontro. L'attesa per l'azione viene ripagata immensamente nel secondo tempo del film, ma ahimè i dialoghi in cantonese fanno davvero male ai timpani...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!



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