Morti a Tokimeki (Tokimeki ni Shisu) - 1984
Regia: Yoshimitsu Morita
Soggetto: Kenji Maruyama
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Seigo Hosogoe, Yutaka Okada, Shin Omori
Produttore Esecutivo: Shigeru Maruyama
Casa di produzione: New Century Producers
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Nippon Herald Films
Fotografia: Yonezo Maeda
Montaggio: Akimasa Kawashima
Musiche: Osamu Shiomura
Costumi: Fumio Iwasaki
Trucco: Akemi Sakakibara
---
Data di rilascio: 18 febbraio 1984
Tratto dall'omonimo romanzo di Kenji Maruyama, uscito due anni prima, la pellicola rappresentava il grande ritorno del cantante Kenji Sawada in ambito cinematografico a seguito dell'enorme successo del thriller poliziesco di "The Man Who Stole The Sun" (1979). Siccome all'epoca ed anche tutt'oggi abbinare idols e registi giovani funziona piuttosto bene, Morita stesso volle alzare la posta in gioco con l'obiettivo di colpire il capo di una organizzazione religiosa, sollevando timori da potenziali attacchi da sette come la Soka Gakkai e causando il ritiro della Toho dalla distribuzione della pellicola...
Il medico Yosuke Okura (Naoki Sugiura) viene incaricato da una misteriosa organizzazione di prendersi cura della villa di un uomo per una cifra esorbitante. Attende un giovane di nome Naoya Kudo (Kenji Sawada) in una stazione ferroviaria nella zona rurale dell'Hokkaido, di poche parole e dall'identità sconosciuta: giunti alla villa, Yosuke si prende cura di Kudo stando alle istruzioni dell'organizzazione e Kudo stesso raramente scambia una parola con lui. Nel mentre, l'organizzazione decide di portare alla villa una donna di nome Hiromi Kozue (Kanako Higuchi), dove essa manifesta interesse per Kudo... ma l'obiettivo da colpire è sempre più vicino.
Ricalcando lo stile minimalistico intravisto nel "gioco" dell'anno precedente, i contenuti ci vengono presentati con un'aura di mistero che non fornisce risposte, ma enigmi che infittiscono ulteriormente il tutto. E come in un labirinto, vi sono molteplici sentieri capaci di portare a dei punti morti e altri all'uscita, ma in questo caso siamo confinati all'interno di un labirinto privo di uscite: si possono solo teorizzare. Kenji rappresenta a pieno il Teseo al contrario in questa epopea dove i litri di sangue saranno inevitabili. Uomo misterioso, dal passato impossibile da dissotterrare e dalla freddezza cinica nell'eseguire il compito di sicario, dove le emozioni non hanno mai fatto parte della sua esistenza. Nonostante Kanako provi ad allontanare Kenji dal suo obiettivo e ci riesca seppur in maniera del tutto parziale, infrange il cliché della femme fatale tipico del sottogenere degli hitman movies, più interessata a salvarlo che mandarlo nelle fauci della missione. Fotografia molto pulita e interamente focalizzata sui panorami selvaggi e plumbei dell'isola di Hokkaido, con numerose inquadrature ferme ed una a 360 gradi sull'auto di Naoki, primi piani e sequenze al computer che esaltano la complessità tecnologica dell'intera operazione, oltre ad esaltare l'estetica culinaria di Naoki; montaggio che si scatena nelle scene ad alta tensione e colonna sonora oscura come il film stesso...
Soggetto: Kenji Maruyama
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Seigo Hosogoe, Yutaka Okada, Shin Omori
Produttore Esecutivo: Shigeru Maruyama
Casa di produzione: New Century Producers
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Nippon Herald Films
Fotografia: Yonezo Maeda
Montaggio: Akimasa Kawashima
Musiche: Osamu Shiomura
Costumi: Fumio Iwasaki
Trucco: Akemi Sakakibara
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Data di rilascio: 18 febbraio 1984
Tratto dall'omonimo romanzo di Kenji Maruyama, uscito due anni prima, la pellicola rappresentava il grande ritorno del cantante Kenji Sawada in ambito cinematografico a seguito dell'enorme successo del thriller poliziesco di "The Man Who Stole The Sun" (1979). Siccome all'epoca ed anche tutt'oggi abbinare idols e registi giovani funziona piuttosto bene, Morita stesso volle alzare la posta in gioco con l'obiettivo di colpire il capo di una organizzazione religiosa, sollevando timori da potenziali attacchi da sette come la Soka Gakkai e causando il ritiro della Toho dalla distribuzione della pellicola...
Il medico Yosuke Okura (Naoki Sugiura) viene incaricato da una misteriosa organizzazione di prendersi cura della villa di un uomo per una cifra esorbitante. Attende un giovane di nome Naoya Kudo (Kenji Sawada) in una stazione ferroviaria nella zona rurale dell'Hokkaido, di poche parole e dall'identità sconosciuta: giunti alla villa, Yosuke si prende cura di Kudo stando alle istruzioni dell'organizzazione e Kudo stesso raramente scambia una parola con lui. Nel mentre, l'organizzazione decide di portare alla villa una donna di nome Hiromi Kozue (Kanako Higuchi), dove essa manifesta interesse per Kudo... ma l'obiettivo da colpire è sempre più vicino.
Ricalcando lo stile minimalistico intravisto nel "gioco" dell'anno precedente, i contenuti ci vengono presentati con un'aura di mistero che non fornisce risposte, ma enigmi che infittiscono ulteriormente il tutto. E come in un labirinto, vi sono molteplici sentieri capaci di portare a dei punti morti e altri all'uscita, ma in questo caso siamo confinati all'interno di un labirinto privo di uscite: si possono solo teorizzare. Kenji rappresenta a pieno il Teseo al contrario in questa epopea dove i litri di sangue saranno inevitabili. Uomo misterioso, dal passato impossibile da dissotterrare e dalla freddezza cinica nell'eseguire il compito di sicario, dove le emozioni non hanno mai fatto parte della sua esistenza. Nonostante Kanako provi ad allontanare Kenji dal suo obiettivo e ci riesca seppur in maniera del tutto parziale, infrange il cliché della femme fatale tipico del sottogenere degli hitman movies, più interessata a salvarlo che mandarlo nelle fauci della missione. Fotografia molto pulita e interamente focalizzata sui panorami selvaggi e plumbei dell'isola di Hokkaido, con numerose inquadrature ferme ed una a 360 gradi sull'auto di Naoki, primi piani e sequenze al computer che esaltano la complessità tecnologica dell'intera operazione, oltre ad esaltare l'estetica culinaria di Naoki; montaggio che si scatena nelle scene ad alta tensione e colonna sonora oscura come il film stesso...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!



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