Cucina (Kicchin) - 1989

Regia: Yoshimitsu Morita
Soggetto: Banana Yoshimoto
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Hikaru Suzuki
Casa di produzione: Kouwa International
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Shochiku
Distribuzione (in Italia): BIM Distribuzione
Fotografia: Seizo Sengen
Musiche: Souichi Noriki
Costumi: Michiko Kitamura
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Data di rilascio: 29 ottobre 1989
Tratto da un romanzo di enorme successo che ha anche ispirato l'omonimo film del 1997 di Yim Ho, l'autrice Yoshimoto è figlia dell'arcinoto letterato Takaaki Yoshimoto e sorella di Haruno Yoiko, disegnatrice di anime. Si laurea al college delle arti dell'Università Nihon ed inizia a lavorare come scrittrice nel 1987, nel mentre lavorava come cameriera in un golf club. Sin da subito si fece notare al pubblico nipponico per lo stile innovativo e giovanile dei suoi romanzi, paragonabili agli "shojo manga": vanta all'attivo un totale di 15 romanzi e sette scritti, che assieme hanno venduto un totale di 6 milioni di copie in tutto il mondo. Un tema ricorrente nei suoi romanzi è la presenza di persone appartenenti alla comunità LGBT, che essa sostiene apertamente; oltre al suo amore per l'Italia, dove nel 1991 viene tradotto il suo primo romanzo e portato nelle sale l'omonimo film nel 1994.

A seguito della morte della nonna di Mikage (Ayako Kawahara), essa si trasferisce a casa di Yuichi (Keiji Matsuda), un suo amico della nonna defunta. A casa di Yuichi conosce sua madre Eriko (Isao Hashizume), in realtà suo padre, che ama vestirsi da donna. Sin da subito l'atmosfera diviene calorosa con la maestria di Mikage nel cucinare nella sua omonima zona preferita della casa, ma ben presto dovrà fare i conti con l'amante di Yuichi (Mie Hama)...

Alcuni critici si lamentano della lentezza del film e di come non accada quasi nulla all'interno di esso, dimenticandosi di notare alcuni dettagli che solo un vero esperto di cinema nipponico ritiene di valore: la trasferta della protagonista in una casa totalmente occidentalizzata a bordo della Citroen CX Break di Keiji, atta a simboleggiare la transizione di Ayako all'età adulta, dove in essa vi sono contenuti oggetti che la aiutano nella maturazione. Vedasi il fax che la protagonista impara ad utilizzare ed il contesto interamente post-modernista in quasi ogni ambito, dove Ayako usa addirittura un Brondi Enorme di Sottsass per rispondere ad una telefonata. Yoshimitsu, ancora una volta, dimostra il forte impatto visivo architettonico e stilistico di una fotografia molto pulita e minimalistica: le immagini parlano da sole, rispetto ai dialoghi (anch'essi di notevole importanza). La performance di Isao rasenta il sublime, in quanto rompe con eleganza i canoni tipici della famiglia nipponica in assoluta poliedricità, raccogliendo l'eredità del "gioco familiare" proveniente dal medesimo regista con un guardaroba che inneggia alla pop art nella sua interezza; Ayako fenomenale nel dominare il contesto di una zona casalinga a lei affezionata, praticamente nel suo habitat naturale. Il cibo, marchio di fabbrica di Yoshimitsu, diviene parte della famiglia da ricostruire di Ayako: un'arte che assume rilevanza quando viene cucinato per essere degustato in ogni sua forma. Il tutto viene plasmato dalla musica rilassante di Noriki, che fa' sembrare il tutto come un sogno in cui ci possiamo rispecchiare...


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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